La riduzione delle emissioni Scopo 1 e Scopo 2 in linea con target prefissati e approvati dalle principali organizzazioni internazionali è al centro delle strategie di Sofidel che persegue tali obiettivi mettendo in campo opportuni investimenti e attuando iniziative dedicate
Presente in 13 Paesi del mondo (12 in Europa e in 11 stati degli Stati Uniti) con una forza lavoro complessiva di oltre 9000 unità e dotato di una capacità produttiva di un 1,85 milioni di tonnellate di prodotto il gruppo Sofidel, fra i protagonisti mondiali nella produzione di carta per uso igienico e domestico (fra i brand più noti Regina), ha da tempo assegnato un ruolo di assoluto primo piano alle tematiche a vario titolo legate alla sostenibilità. La sostenibilità è infatti considerata una leva strategica per la creazione di valore condiviso di lungo termine, tanto per le persone quanto per il Pianeta. Sono di diverso tenore le azioni che l’azienda fondata a Porcari, a pochi chilometri da Lucca, nel 1966, ha via via implementato per dare effettiva concretezza alla sua idea di rispetto dell’ecosistema. È stata apripista nel settore di riferimento, il cartario, e non solo, per l’adesione al programma WWF Climate Business Network (già Climate Savers) per la riduzione volontaria delle emissioni climalteranti, nel 2008. Utilizza infatti in produzione cellulosa al 100% certificata da fonti indipendenti (FSC e PEFC), oltre a politiche di localizzazione degli impianti mirate a ridurre il più possibile l’impatto dei trasporti e quindi le emissioni indirette di CO₂ (scope 3). Solo negli ultimi anni ha investito circa un miliardo di euro nella costruzione di stabilimenti greenfield caratterizzati dall’elevata efficienza energetica e dagli elevati standard ambientali ed è riuscita così a ridurre dell’11,5% dal 2018 al 2023 le emissioni dirette di CO2 in atmosfera. Nel contempo, il suo tasso di riciclo dell’acqua ha toccato il 96,2% mentre è diminuito del 39% il suo ricorso agli imballaggi in plastica convenzionale.
Obiettivo Net Zero
Sofidel si è impegnata a centrare due target di riduzione delle emissioni di CO2, entrambi approvati da Science Based Targets initiative (SBTi): il primo, al 2030, prevede una serie di obiettivi ritenuti coerenti con le riduzioni necessarie a limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C secondo quanto previsto dall’Accordo di Parigi, siglato da 195 Paesi; il secondo, al 2050, è quello di raggiungere Net Zero, ossia la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e la conseguente rimozione delle emissioni residue fino al punto più vicino possibile allo zero lungo tutta la catena del valore, in linea con quanto previsto dal Green Deal dell’Unione Europea.
Su questi temi abbiamo parlato in un’intervista a Industria della Carta con il Chief Technical Officer di Sofidel Davide Mainardi. «Coordinato dall’ufficio che dirigo», ha esordito, «l’approccio è stato di tipo analitico e scientifico e basato su una visione approfondita delle tecnologie disponibili e implementabili e dei contesti normativi dei diversi Paesi dove abbiamo attività produttive. Non da ultimo, è da tenere in considerazione l’aspetto economico che per industrie hard-to-abate come la nostra è chiaramente rilevante. Cruciale è per noi l’aliquota di energia termica utilizzata nel processo, che rappresenta il 66% dei consumi energetici totali. In tale contesto il gas naturale il cui prezzo, dopo i picchi segnati nel 2022, è sì rientrato ma rimanendo sempre circa il doppio di quello pre-Covid, risulta ancora il combustibile più rilevante.
Interventi di efficientamento e monitoraggio continuo
In questo quadro abbiamo lavorato prima di tutto sull’efficientamento dei cicli produttivi a fronte di survey e valutazioni tecniche sul recupero e riutilizzo del calore nei processi produttivi e l’alimentazione delle cappe e yankee dryer (monolucidi). Sono stati installati scambiatori di calore e generatori di vapore, e in talune circostanze è stato possibile ottenere un recupero a cascata che ha permesso di recuperare il calore residuale presente negli esausti da combustione sino a temperature molto basse e su tutti gli impianti. Si è agito inoltre sulle tecnologie di pressatura sostituendo le presse più datate con altre di nuova generazione».
Quel che è importante è che in capo a interventi di questo genere è stato possibile ridurre e ottimizzare i consumi raggiungendo al contempo miglioramenti sui parametri di processo quali profili di umidità e caratteristiche della carta prodotta. «Le novità introdotte», ha detto Mainardi, «hanno garantito benefici significativi: noi monitoriamo in continuo gli stabilimenti e le rispettive performance energetiche traendone riscontri sempre più confortanti anno dopo anno. In altre circostanze il calore inutilizzato nei processi, latente nei processi ma riusabile, è servito per produrre vapore con opportuni generatori».
Il focus relativo alla parte elettrica si è indirizzato inizialmente su accorgimenti anche in tale caso di efficientamento che sono, tra gli altri, l’adozione di drive di macchina e pompe di nuova generazione o di motori a corrente alternata e di inverter per la regolazione della potenza a seconda del carico richiesto. «Sul processo e il ciclo delle acque», ha continuato il CTO, «abbiamo sostituito le pompe più energivore e applicato inverter di regolazione della potenza in base al flusso evitando gli esuberi eccessivi. In base alle analisi di assorbimento della potenza, sulle fan-pump abbiamo cercato di lavorare in cassa d’afflusso con consistenze più alte: sembrano accorgimenti marginali ma danno benefici notevoli. Lo stesso vale per l’impianto del vuoto con sistemi ad anello liquido tradizionali sostituti con turbosoffianti più modulabili in base alla reale richiesta. Sintetizzando, si può dire che tutto abbia ruotato attorno alla regolazione della potenza erogata e assorbita in funzione della richiesta e del carico di lavoro applicando appunto il concetto basilare di efficientamento come suggerito da tutte le linee guida nazionali ed internazionali».
Infine, in un’ottica di puro efficientamento e di autoproduzione di energia elettrica in autoconsumo sono stati realizzati già da tempo sia in Italia che in Polonia impianti cogenerativi di ultima generazione.
Gli interventi diretti per la produzione di energia da fonte rinnovabile
Non meno ambiziosi sono i programmi che Sofidel sta portando avanti nell’ambito dello sfruttamento delle energie rinnovabili, anche sulla scia dei piani di incentivazione e di fattibilità in atto nei diversi territori che la società copre in Europa e nel mondo. Passare all’utilizzo di idrogeno verde da utilizzare per il funzionamento di cappe e caldaie è vantaggioso là dove – è il caso del Regno Unito – la ricerca e le sperimentazioni in merito siano supportate da adeguati finanziamenti governativi. In Francia si è partiti con un progetto di utilizzo di biometano prodotto da frazione organica di rifiuti solidi urbani ed in Svezia (in collaborazione con una start-up locale) si è realizzato un impianto di produzione di gas di sintesi da biomassa legnosa. La destinazione d’uso è naturalmente la copertura almeno parziale ma diretta del fabbisogno termico della cartiera. Posti gli ostacoli e le incertezze della normativa si è proceduto nella nostra Penisola all’adesione a contratti di acquisto di energia rinnovabile derivante dall’installazione di impianti eolici e fotovoltaici. Per quel che riguarda l’eolico tanto in Sicilia quanto in Spagna e Grecia il percorso seguito è quello dei Power Purchase Agreement o PPA e quindi dei contratti di fornitura virtuale tramite la partecipazione alla realizzazione di impianti. Iniziative di installazione diretta di impianti fotovoltaici in autoconsumo hanno riguardato Romania, Francia, Spagna, Germania e nuovamente la Gran Bretagna. In ambito di approvvigionamento di fonti rinnovabili per la produzione di energia termica da citare la realizzazione di progetti (Francia, Svezia, Regno Unito) relativi all’installazione di caldaie a biomassa legnosa di differente derivazione. In tale caso il vapore prodotto da fonte rinnovabile viene direttamente utilizzato come energia termica nel processo produttivo.
«Ma continuiamo», ha osservato Mainardi, «a contribuire con il nostro R&D alle ricerche di ambito comunitario o a quelle di associazioni di settore come Assocarta. Su scala internazionale va ricordato il progetto del consorzio SteamDry per la riduzione dei consumi energetici delle linee di essiccazione e produzione e l’azzeramento delle relative emissioni, che coinvolge centri di ricerca di primaria importanza e produttori sia di macchinari che di carta in tutta Europa». Inoltre, decarbonizzazione, processi carbon-free e tecnologie waterless per la formazione dei fogli sono al cuore di un altro programma di ricerca (Enegy First) cui prendono parte l’Unione europea e le istituzioni della regione della Finlandia Centrale. Per concludere, in prospettiva i sistemi di carbon capture & storage (CCS) potrebbero acquistare rilievo anche dove già si opera con fonti rinnovabili come le biomasse legnose addirittura per raggiungere un bilancio negativo del carbonio (BECCS). «Si tratta di un tema dibattuto e importante in chiave futura», ha concluso Mainardi, «e nonostante sia di complicata applicazione nel nostro specifico settore merita in ogni caso d’essere monitorato e studiato con attenzione».